Una ricerca recente ha portato ad una scoperta straordinaria in merito alla pressione alta: ora bastano 10 minuti per individuarla.
Dal momento che questa problematica non è assolutamente da sottovalutare, una simile scoperta potrebbe portare al trattamento del disturbo molto più tempestivamente.
Quando si ha a che fare con la pressione alta non si può assolutamente sottovalutare il problema, dal momento che una simile condizione può portare alla manifestazione di disturbi gravissimi che possono mettere in pericolo la vita del paziente.
Una recente ricerca però ha portato ad una scoperta straordinaria, che potrebbe cambiare radicalmente l’approccio diagnostico di questa patologia permettendo di individuarla in soli 10 minuti. Ecco cosa dicono gli esperti e come sono arrivati a questa conclusione.
Gli esperti sanno benissimo che l’ipertensione è un disturbo che non può assolutamente essere preso sottogamba, dal momento che rientra tra i fattori di rischio di gravi patologie. Tra queste vi sono l’angina pectoris, l’attacco cardiaco, l’edema polmonare, la dissecazione dell’aorta e anche la perdita funzionale dei reni nonché i danni alla vista. Proprio per questo una recente ricerca ha cercato di studiare meglio questa patologia al fine di rilevare una delle cause più comuni della pressione alta.
Il team della Queen Mary University di Londra ha infatti scoperto che grazie ad una TAC speciale è possibile illuminare i noduli di una specifica ghiandola ormonale i quali, se rimossi, consentono di curare l’ipertensione. Questa manifestazione è comune in almeno una persona su 20 con problemi di pressione alta, che purtroppo ad oggi richiede ancora un trattamento a vita con farmaci specifici come ACE inibitori.
Durante il trial di questa nuova procedura diagnostica ben 17 persone su 24 sono riusciti ad ottenere valori normali di pressione sanguigna senza assumere farmaci grazie alla possibilità di effettuare la scansione su menzionata in associazione all’esame delle urine. Ad essere responsabile dell’insorgenza della pressione alta, secondo questo recente studio, è una mutazione genetica delle ghiandole surrenali, che producono un eccesso di aldosterone, il quale a sua volta trattiene il sale e comporta dunque un aumento della pressione.
Ciò che ha sorpreso maggiormente gli esperti è che perfino i pazienti resistenti ai farmaci su menzionati hanno risposto positivamente a questo trattamento, aprendo dunque le porte ad un nuovo modo di curare l’ipertensione e, soprattutto, prevenire patologie come l’infarto.
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