Quante volte abbiamo simpaticamente dato dei “vecchi” ai nostri amici che non tengono il nostro passo durante una camminata? Ebbene, quella che finora veniva vista sempre come una battuta può nascondere un fondo di verità. È quanto rivelato in uno studio condotto dai ricercatori della Duke University King’s College di Londra, che ha ottenuto la pubblicazione sul JAMA Network Open.

Camminare più lenti? È un segnale di invecchiamento precoce

La ricerca si è basata sui dati raccolti dal Dunedin Study, ovvero uno studio effettuato su centinaia di uomini e donne nate nel biennio 1972-1973 a Dunedin, una città della Nuova Zelanda che oggi conta poco più di 120.000 abitanti. In tutto, gli studiosi hanno analizzato le informazioni riguardanti 904 persone di entrambi i sessi: sono stati presi in esame test, analisi, misurazioni e altro ancora, dai loro primi anni di vita fino ai 45 anni.

Il risultato finale dello studio ha mostrato che coloro che avevano cominciato a camminare più lentamente erano gli stessi che mostravano i primi segni di invecchiamento. Tra le 904 persone analizzate, quelli che presentavano deterioramenti a carico di denti, polmoni e sistema immunitario erano gli stessi che procedevano a passo più lento rispetto agli altri.

Anche il volto può essere una “spia”

Come spiegato da Line J.H. Rasmussen, post-doc al Dipartimento di psicologia e neuroscienze della Duke University e primo autore della ricerca, l’aspetto di rilievo è che i pazienti analizzati hanno 45 anni: non si tratta quindi di persone in età geriatrica, ma di soggetti che accusano i segni del tempo in un’età tutto sommato ancora piuttosto “giovanile”. Ma non è tutto.

Se la camminata lenta viene considerata come una “spia” dell’invecchiamento precoce, lo studio ha rilevato che anche le persone che presentavano volti un po’ più “tirati” rispetto agli altri erano le stesse che manifestavano segnali di invecchiamento progressivo.