Secondo alcuni studi, fra i quali anche uno condotto in Giappone, un altro in Inghilterra e un altro ancora ad Hong Kong, la variante Omicron sarebbe meno pericolosa per i polmoni. Infatti queste ricerche a cui facciamo riferimento sono state condotte in maniera indipendente l’una dall’altra e sono giunte alla conclusione che la nuova variante ha una ridotta carica infettiva nei confronti delle cellule polmonari.

Le conclusioni a cui sono giunti gli scienziati

Gli esperti ritengono che il coronavirus sia arrivato ad un nuovo livello, anche di fronte all’immunità che gli individui hanno cercato di approntare nei confronti dell’agente patogeno. In particolare lo studio giapponese, che è stato condotto anche su modelli animali, e quello di Hong Kong, oltre a quello britannico, che si basano su test di laboratorio, hanno riscontrato che nella variante Omicron ci sarebbe una ridotta infettività polmonare rispetto a quella riscontrata nella variante Delta.

Secondo gli scienziati sarebbe un elemento importante, perché si vedono gli effetti delle vaccinazioni e delle infezioni precedenti. Quindi, secondo gli esperti, questo indicherebbe che il virus sarebbe meno patogeno.

I sintomi spia della malattia

La variante Omicron è associata essenzialmente a dei sintomi specifici, che sarebbero riconducibili tutti quanti alla forma lieve di infezione da Covid. I sintomi più comuni sono naso che cola, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, starnuti e mal di gola.

Non ci sarebbero, invece, riscontri per quanto riguarda altri sintomi tipici della variante Delta, come la perdita di olfatto e di gusto, che erano stati sintomi ricorrenti anche nelle precedenti ondate di Covid 19.