L’esame comunemente chiamato emocromo rappresenta un valore legato al sangue (non a caso si esegue in laboratorio). Esso ha lo scopo di informare circa colore e quantità della cellula del sangue. Insomma, con pochi millilitri di sangue si possono raggiungere degli esiti considerati attendibili.

Come si esegue l’esame dell’emocromo

Grazie all’esame dell’emocromo si ottiene il numero di globuli rossi, di globuli bianchi, ma anche di piastrine e dell’ematocrito. Su ogni referto di laboratorio ci sono dei valori di riferimento, che sono diversi secondo sesso, età e metodica di strumento utilizzato.

Dopo aver prelevato il sangue, quest’ultimo viene riposto in una speciale provetta a base di EDTA, sostanza atta ad evitare che il sangue si coaguli. Grazie ad uno strumento conta globuli, il sangue in provetta viene esaminato. In tal modo dopo una serie di passaggi microbiologici si ottiene un emogramma, ovvero la percentuale di globuli bianchi presente nel sangue.

A cosa serve l’emocromo

L’emocromo o esame emocromocitometrico serve dunque per andare a controllare i valori riconducibili e diverse patologie del sangue. Ad esempio si può stabilire la presenza eventuale di anemia e infezioni ricorrenti, fino ai tumori. Con i risultati di questo esame, il medico ha la possibilità di sottoporre una eventuale cura al paziente o quanto meno di avere un quadro clinico completo.

Un paziente si sottopone al controllo di un emocromo completo previa richiesta medica, al fine di capire qual è la sua situazione clinica. Ad esempio può mostrare se ci sono stati particolari conseguenze dopo aver fatto una cura medica. O ancora è possibile verificare se c’è un’alterazione dei globuli bianchi, causata da una infezione o anche da una neoplasia.

Sottoporsi ad un esame del sangue non richiude alcun tipo di prevenzione, se non l’accortezza di digiunare, al solo scopo precauzionale.

Valori bassi vs valori alti

Con l’esame dell’ematocrito si controlla il livello di volume occupato dai globuli rossi rispetto al totale di particelle nel sangue. Di solito si hanno valori normali, nell’uomo, oscillanti tra il 39 e il 50%, leggermente inferiori nel sesso femminile, tra il 36 e il 47%. Viceversa, i valori alti possono rappresentare una quantità eccessiva di globuli rossi, mentre valori bassi indicano carenza ad esempio dovuta ad anemia.

I globuli rossi hanno lo scopo di veicolare l’ossigeno dai polmoni alle cellule e inversamente di liberarsi di anidride carbonica.

I valori di riferimento della concentrazione dei globuli rossi sono diversi tra il sesso maschile (4,5 – 5,9 106/mm3) e quello femminile (4,0 – 5,5 106/mm3). Essi sono influenzati da elementi come la genetica, l’età, l’alimentazione, il livello di attività fisica e così via. Se i valori sono alti o bassi lo si può evincere dalla portata dell’emoglobina.

L’emoglobina è una proteina che porta l’ossigeno all’interno del sangue, con lo scopo di nutrire i tessuti che vengono irrorati dal circolo ematico. I valori di riferimento sono differenti per il sesso maschile (13 – 17 g/dL) e quello femminile (12 – 16 g/dL) ed è inoltre tutto influenzato dai valori dei globuli rossi.

Se l’emoglobina presenta valori troppo alti ci si trova davanti alla patologia definita poliglobulia. Questo in quanto si verifica un aumento del numero dei globuli rossi (eritrociti) e non proprio una più alta produzione di emoglobina. Una simile alterazione può dipendere da una concentrazione di ossigeno più bassa nell’aria inspirata oppure può dipendere dalla insorgenza di alcune patologie ematologiche (come la policitemia vera).

In tutti questi casi le patologie vengono dette eritrocitosi assolute, in quanto provocate da un vero e proprio aumento della massa eritrocitaria. Valori troppo alti possono anche, in modo più semplice, dipendere da un calo di livello del plasma (parliamo in questo caso di eritrocitosi relativa, in quanto la massa eritrocitaria pur esseno normale presenta una più alta concentrazione).