L’esofagite rappresenta una lesione o meglio una infiammazione che colpisce i tessuti dell’esofago. Si tratta di un organo situato nel tubo digerente che serve a condurre il cibo dalla bocca allo stomaco.

I sintomi provocati da questa infezione sono difficoltà di deglutizione e sofferenza all’interno del torace. Nell’insieme l’esofagite può essere ricondotta ad una malattia del reflusso gastroesofageo. Sicuramente contribuiscono poi a provocarla anche infezioni e ingerimento di farmaci, nonché alcune allergie.

Se non trattata come si deve, l’esofagite può provocare danni alla mucosa, interferendo con la classica funzionalità esofagea. La qual cosa potrebbe anche provocare cicatrici, stenosi e difficoltà di deglutizione.

Le cause dell’esofagite

Da cosa è provocata l’esofagite? Sicuramente tra le cause riconducibili all’infezione c’è l’ernia iatale, che può anche dipendere da una scorretta alimentazione.

Altra causa è il fatto che si possa mangiare in piena notte, il che ovviamente appesantisce tutto l’apparato digerente. Ogni alimento mangiato prima di dormire può a lungo andare portare all’esofagite. Così come porzioni e pasti abbondanti, cibi poco digeribili, componenti alimentari nocivi. E anche cibi troppo freddi o cibi troppo caldi, tabagismo, acidità di stomaco e stress.

Come distribuire i pasti

Per far fronte alla esofagite è bene imparare a distribuire i pasti e a diminuire le porzioni. Queste ultime infatti vanno tenute sotto controllo per non incidere maggiormente sulla condizione della digestione.

Inoltre, onde evitare di snaturare l’apporto energetico, si dovrebbe aumentare il numero delle portate per ogni pasto. L’apporto nutrizionale non deve calare, ma deve cambiare la qualità nutrizionale, frazionandola tra i vari pasti.

La dieta per l’esofagite

Affinché si tenga sotto controllo l’infezione all’esofago, c’è bisogno di seguire una dieta fatta appositamente. Per prima cosa bisogna dire che i cibi hanno selezionati con molta attenzione per non allontanarsi dal medesimo gruppo alimentare. Un tipico esempio è quello di non bere il latte intero e sostituirlo con quello parzialmente scremato o scremato.

Pane magro e marmellata vanno sostituiti a brioches e merendine. La carne grassa di maiale va bandita, per dare posto al petto di pollo. Le uova sì, ma non come frittata. I formaggi devono essere magri, come la ricotta, e le verdure non devono essere a buccia indigesta, come peperoni e melenzane, ma vanno sostituite con zucchine, cicoria, finocchi ecc.

Di tutte le calorie complessive, i grassi devono avere un massimo del 25%. Questo perché se sono troppi permangono troppo nello stomaco appesantendo la digestione. Per questo si deve optare per cibi magri e usare solo ed esclusivamente 5g di olio extravergine di oliva.

Per quanto concerne le fibre esse devono essere massimo 30 grammi al giorno. Questo perché in caso di eccesso lo svuotamento gastrico è rallentato. In virtù di un apporto di frutta e verdura regolare, bisogna invece ridurre i cibi integrali, così come i fagioli provvisti di buccia.

I grassi animali vanno invece aboliti a favore dell’olio extravergine di oliva. L’olio infatti, se usato a razioni giornaliere contenute, agevola la digestione poiché favorisce l’emulsione di altri lipidi.

Al contempo bisogna fare anche attenzione ai metodi di cottura che devono sempre camminare di pari passo con un apporto di grassi minimo.

La questione delle proteine

C’è infine la questione delle proteine: esse sono un nutriente che richiede la digestione gastrica. Durante la fase di cottura le proteine vengono denaturate per aumentare il processo di digeribilità. Per cui bisogna affidarsi a meccanismi di cottura come lessatura, a vapore, a pressione, a bagnomaria, sottovuoto e in vasetto.

Non dimentichiamo inoltre che la macinatura è un trattamento fisico che aiuta a semplificare la fase di digeribilità degli alimenti proteici. Per cui si suggerisce anche di mangiare i cibi più proteici a pranzo, e viceversa di mangiare quello più ricco di carboidrati (quindi più digeribile) a cena.