I nuovi strumenti tecnologici hanno raggiunto anche la chirurgia. Oggi infatti è possibile parlare anche di pancreas artificiale. Si tratta di un nuovo mezzo attraverso cui gestire i pazienti affetti da diabete di tipo 1. Questo almeno è quanto emerge dalla rivista Science Translational Medicineove, in cui è stato descritto uno studio condotto da Charlotte Boughton e Roman Hovorka dell’Università di Cambridge.

Cosa accade in caso di diabete 1

Si parla di diabete di tipo 1 (ovvero quello giovanile) quando il sistema immunitario non funziona bene e consuma una parte del pancreas, ovvero quella che produce insulina.

Secondo alcuni studi, i casi di diabete giovanile stanno aumentando in Europa di quasi il 4% ogni anno. Se il trend sarà questo e continuerà su questa lunghezza d’onda, in un ventennio raddoppieranno i casi. In assenza di insulina, i diabetici monitorano continuamente il livello di insulina presente nel sangue. Inoltre hanno l’obbligo di iniettarsi una dose insulinica qualora il valore dovesse calare a picco.

Nonostante si possa avere il massimo dello scrupolo, è possibile che il paziente sia soggetto a repentini sbalzi glicemici, i quali, nella peggiore delle ipotesi potrebbero portare a terra il livello di zuccheri nel sangue. Gestire il diabete è difficile soprattutto in tenera età, quando i bambini per seguire una vita normale fatta di scuola giochi o attività non possono essere controllati tutto il giorno dai loro genitori.

Ecco dunque che il pancreas artificiale si appresta ad essere una valida alternativa. Esso infatti è in grado di tenere sotto controllo i livelli glicemici nel nostro organismo. Viene impiantata una pompa che dosa l’insulina nel corpo a seconda delle esigenze. In modelli plastici più avanzati, c’è anche impiantato un software in grado di aggiustare i livelli di insulina, prendendo in considerazione non solo la glicemia ma anche l’attività che svolge il paziente.

Una nuova gestione dello zucchero?

Il sistema spiegato potrebbe finire tra i nuovi concetti chirurgici, fornendo tra l’altro anche la possibilità di somministrare altri ormoni nel sangue. Tra questi giova evidenziare il glucagone, che serve ad evitare al paziente di finire in ipoglicemia.

Un tale simile strumento potrebbe permettere di gestire quindi in compensi glicemici nel paziente. Il tutto purché ci sia l’intervento frequente del medico e l’addestramento del paziente all’utilizzo del pancreas artificiale.