Sono tantissime le persone che, ogni giorno, scelgono di coltivare cannabis tra le mura domestiche. Chi pensa che sia a portata solo di coltivatori professionisti, può anche cambiare idea! Chiunque, infatti, può comprare semi di cannabis e, con la giusta attenzione ad alcune semplici indicazioni, ottenere delle grandi soddisfazioni dalle coltivazioni. Tra gli aspetti ai quali è importante fare attenzione, un doveroso cenno deve essere dedicato al terriccio. Se ti stai chiedendo che caratteristiche deve avere quello giusto, non devi fare altro che proseguire nella lettura di questo articolo, dove abbiamo selezionato alcuni consigli ad hoc.

Terriccio per la cannabis? Meglio biologico!

Il primo e più importante consiglio da seguire quando si parla di terriccio perfetto per la cannabis prevede il fatto di focalizzarsi su quello biologico. Anche se, in fase di acquisto, è possibile ricevere le indicazioni dal negoziante, è comunque utile ricordare che visivamente si presenta scuro e particolarmente morbido. Un altro aspetto fondamentale da sottolineare riguarda il fatto che, quando lo si chiama in causa, si inquadra una tipologia di terriccio che prevede l’aggiunta, da parte di diversi coltivatori, di sostanze nutritive in fase di avvio della parentesi vegetativa.

Gli alleati perfetti per migliorarne la qualità

In alcuni casi, può rivelarsi necessario implementare la qualità del terriccio. Sono soprattutto due gli aspetti da tenere in considerazione, ossia l’ottimizzazione del drenaggio dell’acqua e della consistenza. In questi frangenti, vengono in aiuto i cosiddetti ammendanti. Ecco quali sono i migliori:

  • Fibra di cocco: come è chiaro dal nome, si tratta di un ammendante che viene ricavato dal guscio delle noci di cocco. La sua caratteristica principale è la presenza di un’importante quantità di fibre, grazie alla quale è possibile apprezzare un miglioramento della ritenzione idrica e un alleggerimento del terreno in caso di eccessiva compattezza. Entrando nel vivo dell’utilizzo pratico, facciamo presente che, molto spesso, la fibra di cocco viene impiegata di frequente come substrato per le coltivazioni.
  • Perlite: la perlite è in assoluto l’ammendante più utilizzato quando si parla di terreni per coltivare la cannabis. In cosa consiste? In rocce di colore bianco e brillante, contraddistinte da una buona ritenzione idrica. Nel momento in cui si decide di utilizzarlo, bisogna fare attenzione a non esagerare. Il rischio, in tal caso, è di disperdere i nutrienti. Per amor di precisione, è bene rammentare che in commercio è possibile trovare diversi brand che vendono terricci pronti per la coltivazione della cannabis e contraddistinti dalla presenza della giusta quantità di perlite.
  • Argilla espansa: in questo caso, parliamo di un ammendante noto per la sua capacità di migliorare l’efficacia drenante del terreno.
  • Vermiculite: questo minerale ha peculiarità simili a quelle della perlite ed è in grado di alleggerire i terreni.

Il valore del pH

Un aspetto essenziale da considerare quando si parla del terriccio perfetto per la coltivazione della cannabis è il pH, che dovrebbe essere compreso tra 5,8 e 6,3.

A ogni tipologia di seme il suo terriccio

Un criterio fondamentale da tenere presente è la tipologia di seme con cui si ha a che fare. Se, per esempio, si ha intenzione di coltivare cannabis autofiorente – che, come dice già il nome, fiorisce in tempi rapidi – è opportuno focalizzarsi su un terriccio caratterizzato dalla presenza di una quantità non eccessiva di sostanze nutritive.

Entrando nel vivo delle sue caratteristiche, facciamo presente che loptimum prevede un substrato formato per metà da fibre di cocco e per la restante da terriccio leggero, possibilmente a base di torba. In alcuni casi, per favorire il drenaggio può rendersi necessaria anche l’aggiunta di un po’ di perlite.

Concludiamo rammentando l’importanza di evitare il ricorso ai fertilizzanti e l’impiego di guano di pipistrello. Il rischio, così facendo, è di aggiungere troppe sostanze nutritive.