La sindrome da crepacuore indica un insieme di attacchi cardiaci fatali che nulla hanno a che vedere con l’infarto. È una patologia che coinvolge circa il 90% della popolazione, soprattutto le donne che hanno superato la menopausa. Spesso si riconduce il crepacuore a situazione psichiche poco equilibrate, come emozioni forti, panico, spaventi, lutti, e tanto altro ancora. La scoperta di cui oggi si parla è che queste emozioni sono tutte riconducibili al cervello, per cui quasi sicuramente il crepacuore non dipende dall’apparato cardiaco ma da quello cerebrale.

Lo studio e la scienza

Quanto appena detto rappresenta la conclusione di uno studio. Studio che ha condotto i neuroscienziati e cardiologi svizzeri alla straordinaria scoperta. Il team di scienziati ha effettuato una risonanza magnetica cerebrale su 15 pazienti colpiti e sopravvissuti alla sindrome di Takotsubo (crepacuore). Al che hanno comparato l’esito dell’esame con quello analogo eseguito su 39 persone sane.

Dal confronto è emersa la possibile esistenza di una correlazione tra le alterazioni dell’attività funzionale di specifiche zone del cervello e l’attacco di crepacuore. Un’ipotesi che, se confermata, porterà i medici a classificare il crepacuore come patologia cerebrale e non più cardiaca.

Secondo il team di scienziati, a provocare il crepacuore è una stimolazione del sistema nervoso autonomo. Uno stress eccessivo, proveniente da una forre emozione o da una brutta notizia, può incidere e provocare un’alterazione delle aree cerebrali responsabili della componente emotiva.

Il rapporto intercorrente tra il cervello e il cuore

Più in particolare lo studio ha analizzato soprattutto tre aree del cervello non collegate anatomicamente tra loro: l’amigdala, l’ippocampo e il giro del cingolo, che incidono sulle emozioni, sulla motivazione, sull’apprendimento e sulla memoria.

Pare che tutte queste zone si scambino le informazioni che giungono dalla periferia per poi elaborare una risposta. Coloro che vengono colpiti da sindrome da crepacuore hanno una ridotta comunicazione tra queste aree. Dal momento che lo stesso viene tenuto sotto controllo in questo modo, una comunicazione altalenante può provocare una reazione eccessiva alla notizia.

Le ipotesi per ora non trovano ancora una dimostrazione in quanto non è stato possibile comparare le risonanze magnetiche dei pazienti prima e dopo l’attacco di crepacuore. Un dubbio tuttavia rimane: l’alterazione cerebrale è una causa o una conseguenza dell’attacco di crepacuore?