Il coronavirus continua a mutare, come confermano le analisi dei genomi virali che sono stati eseguiti in 99 Paesi in tutto il mondo. Gli esperti dell’University College di Londra si sono dedicati ad una ricerca specifica sull’argomento, prelevando genomi virali da più di 46.000 persone che si sono ammalate di Covid. Adesso i risultati dello studio sono stati pubblicati e se ne possono trarre delle conclusioni molto interessanti.

Il coronavirus non avrebbe tratto un vantaggio evolutivo

In nessuno dei casi, da ciò che è stato messo in evidenza dallo studio, risulta un vantaggio evolutivo per il coronavirus. Questo vuol dire infatti che il Covid 19 è mutato e continua a mutare, ma non ci sono possibilità sul fatto che per questo possa diventare più contagioso rispetto a prima.

I ricercatori sono convinti del fatto che sia importante continuare a restare vigili, soprattutto nella fase in cui si comincerà ad utilizzare il vaccino. Infatti l’uso del vaccino su larga scala, secondo gli esperti, potrebbe incidere aumentando la pressione selettiva sul virus. Questo potrebbe portare alla comparsa di nuove forme mutanti.

Il coronavirus risulta piuttosto stabile

Come spiegano anche gli esperti italiani sul coronavirus, sembra che l’agente patogeno sia interessato da una certa stabilità. Ogni tanto emergono delle varianti, ma quella che è diffusa da noi sembrerebbe essere sempre la stessa.

L’obiettivo più importante è quello di continuare il monitoraggio, per individuare eventuali altre mutazioni e, se fosse necessario, adattare i vaccini in maniera tempestiva. Fino ad ora le mutazioni individuate nel genoma del Covid sono più di 12.700. Sono dovute soprattutto all’azione del sistema immunitario umano.